Progetto:
Silvio D'Amore (Teprin associati), Alfredo Foresta, Ester Annunziata
Progetto preliminare per l'allestimento e gli
arredi del nuovo rettorato dell'università degli studi di Lecce,
presso l'ex convento di santa maria del Carmine
Lo studio di fattibilità propone di
superare il modello architettonico classico di Rettorato, di tipo
strettamente direzionale che da sempre identifica questi edifici,
con un contenitore di più funzioni legate alle attività
universitarie, di rappresentanza e di cultura.
La specificità monumentale e la collocazione all'interno del
tessuto urbano storico, hanno suggerito di considerare l'edificio
come un nuovo "incubatore polifunzionale" , dove le attività
strettamente legate alle funzioni di Rettorato possono essere progressivamente
integrate con altre attività di studio, formazione, consumo
culturale, informazione e soprattutto di tipo rappresentativo e monumentale.
PROGETTO ARCHITETTONICO
GIARDINO E AREA DEGLI SCAVI
La demolizione del fabbricato posticcio in via Cino viene a creare
un nuovo corridoio prospettico che da via Manifattura Tabacchi ha
come fondo il campanile della chiesa del Carmine, elemento architettonico
finora non visibile nella sua interezza da nessun punto della città.
Il vuoto creato a ridosso del convento, costituisce il nodo di contatto
con il contesto urbano, un nuovo ingresso riservato ai turisti.
L'accesso alla zona degli scavi, e quindi al convento, avviene attraverso
una parete vetrata. La scelta del materiale sottolinea la volontà
di non occultare la vista, ma di invitare alla fruizione.
La centrale termica, prevista ad una quota più bassa rispetto
al filo stradale, attraverso la sua copertura diviene l'atrio d'ingresso.
Una balconata si affaccia sullo scavo archeologico. Il parapetto in
cristallo si prolunga fino a diventare la vetrata della centrale termica
che di sera fa da grande lampada che illumina gli scavi archeologici.
Le pareti di confine prevedono un arredo a verde con delle griglie
in legno e essenze arboree rampicanti.
La maggiore apertura dei vani porta esistenti e la continuazione della
pavimentazione della terrazza all'interno del vano recuperato come
reception e controllo, costituiscono degli elementi di connessione
con il chiostro interno, luogo chiuso per eccellenza, ma in quest'accezione
aperto ai visitatori.
CHIOSTRO
Il chiostro rappresenta, come da tradizione, il luogo dell'incontro
e della sosta. Queste funzioni hanno guidato le scelte progettuali
per un recupero armonioso e rispettoso del contesto.
Un punto d'incontro legato alla funzione universitaria e un luogo
propriamente "urbano", attraverso la fruizione della città.
Seguendo la geometria del colonnato, un semplice segno regola la nuova
pavimentazione, dalla quale, di tanto in tanto, emergono delle sedute
a blocchi di pietra a sottolineare ancora una volta, la funzione del
luogo di incontro del chiostro.
Una grande bacheca eventi e comunicazione, posta sul lato cieco in
corrispondenza della chiesa, si contrappone in maniera simbolica agli
affreschi ritrovati sulla parete frontale. L'utilizzo nella pavimentazione
di due pietre locali, vuole creare una graduale differenza cromatica
per denunciare la contemporaneità dell'intervento.
Un lungo nastro in vetro, posto lungo la diagonale, diventa una vetrina
che rimanda ad una storia ancora più lontana, ai resti dell'antica
strada romana sottostante.
L'inserimento di alcune essenze arboree come gli agrumi e la collocazione
di una piccola fontana per bere, costituiscono ulteriori citazioni.
SALE POLIFUNZIONALI
La natura polivalente delle varie attività previste all'interno
del nuovo Rettorato, giustifica la presenza di queste due sale indicate
come luoghi per piccole conferenze o esposizioni
occasionali.
Un semplice sistema a binario, inserito nel pavimento, permette di
poter cambiare le sedute con dei pannelli espositivi o rendere le
sale agibili in tutta la loro geometria.
I binari inutilizzati verranno coperti con delle tavolette di
parquet, disegnando sul pavimento in pietra, un motivo di decorazione.
UFFICI OPERATIVI
La necessità di ricavare uno spazio di arrivo al piano primo
che non fosse solo il luogo dello smistamento, ma un'area dedicata
all'attesa, all'informazione, all'incontro, spiega il un nuovo
disegno architettonico. Un unico spazio capace di fondere i due piani
con l'affaccio sulla scala e nello stesso tempo conferire rappresentanza
e monumentalità.