Coperture temporanee di Chiese Ipogee

Lalibela (Etiopia) , 2008

Sito Unesco

CONCORSO PRIMO PREMIO “Lalibela detailed design study of shelters” : 1999

1999 progetto di concorso (1° premio).

Dal 2000 al 2006 progetto preliminare ed esecutivo. Dal 2006 al 2008 realizzazione e Direzione lavori.

Questo progetto e la sua realizzazione hanno una lunga storia. Rappresentano un pezzettino della nostra vita con dentro tutte le fatiche, incertezze, delusioni, ma anche le soddisfazioni e la felicità, proprie appunto della vita. E’ iniziato nel luglio del 1999 quando superammo la preselezione per essere ammessi a partecipare al Concorso Internazionale per il progetto degli shelters su 5 delle 11 chiese di Lalibela.

Vincemmo la competizione e lì iniziò quell’accidentato percorso che oggi però ci ha portato a vedere i cieli di Lalibela finalmente costruiti. Li ho chiamati “cieli” fin dall’inizio. L’idea era appunto questa. Così come le Ambe, le montagne che circondano Lalibela, sembrano sorreggere il cielo azzurro, così questi avrebbero dovuto essere i nuovi cieli artificiali sopra alle loro chiese, bianchi e leggeri come le vesti degli abitanti dell’altopiano. Dovevano proteggere le chiese dal sole e dalla pioggia e consentire il loro restauro ormai assolutamente indifferibile.

Siamo riusciti a mantenere questo concetto nonostante che all’inizio della costruzione l’Unesco abbia imposto che non vi fossero fondazioni permanenti. Ecco perché quella che prima era una struttura sostenuta da stralli e tiranti che trovavano il loro equilibrio in alti piloni posti all’esterno delle trincee oggi è diventata, se vogliamo più banalmente, una reticolare semplicemente appoggiata su colonne collocate all’interno delle trincee stesse. Le colonne non hanno fondazioni e sono tenute ferme da contrappesi appositamente studiati. Potranno essere facilmente tolte con lo stesso sistema usato per il montaggio. E’ stato certamente un grosso compromesso che però ha consentito di raggiungere ugualmente lo scopo per cui erano stati previsti gli shelters. L’alternativa era di lasciare tutto come stava e rassegnarsi all’idea di perdere un patrimonio architettonico unico al mondo e ormai quasi al collasso.

Togliere le impalcature esistenti ci ha poi permesso di vedere finalmente le chiese come dovevano essere quando furono costruite più di ottocento anni fa. Mi piace pensare: con gli occhi del re Lalibela. E’ stata una grande emozione e sorpresa. Sono apparsi dettagli, colori e forme che prima erano assolutamente invisibili. Dopo pochi giorni è cominciato il montaggio delle nuove coperture temporanee ed è quindi stata una breve occasione, unica e storica, per vederle completamente libere da strutture protettive così come lo saranno nuovamente una volta terminati i lavori di restauro.

Al progetto originario si sono poi aggiunti, nel corso degli anni, la costruzioni dell’edificio servizi all’ingresso dell’area monumentale e il Lalibela Community Center collocati nella zona più propriamente alberghiera. Sono strutture che dovranno facilitare e promuovere ancor più il turismo a Lalibela che è sempre colto, informato e desideroso di essere accompagnato nella scoperta approfondita di questo luogo certamente misterioso e un po’ magico.

Committente: Federal Democratic Republic of Ethiopia Ministry of Youth, Sports & Culture. Authority for Research & Conservation of Cultural Heritage of Ethiopia. ARCCH.
Finanziato da: EU Commission

Progetto architettonico: arch. Claudio Baldisserri, ing. Lorenzo Sarti, arch. Aldo Aymonino (Teprin Associati).
Strutture: prof. ing. Massimo Majowiecki.

Consulenti:
rilievi topografici: ingg. Mario Chinni, Michele Ansaloni, Massimo Matteini, Alessandro Farolfi;
consulente esperto in idrogeologia: dott. Leonardo Lombardi;
project manager: ing. Mario Sarti.

Staff tecnico: arch. Silvio D'Amore, arch. Stefania Bulzoni, arch. Samantha Cicognani, arch. Ottavia Sarti ing. Alessandro de Laurentiis, ing. Stefano Dosi.

Direzione lavori: Teprin Associati con ing. Tiziano Dapretto, MH Engineering (Consulente)

Imprese: Endeco Spa and Icom Engineering in Joint Venture.

Foto: Giovanni Lami e Ottavia Sarti